Resilienza

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La felce, “Aya” nella cultura africana occidentale, è un simbolo di resistenza e di intraprendenza. È una pianta coriacea, che può crescere in posti difficili: coloro che portano questo segno hanno dato prova di aver superato molte avversità.


Un concetto caro agli studiosi di psicologia positiva è il concetto di «resilienza». Il termine è mutuato dalla metallurgia dove indica la capacità di un materiale di resistere agli urti senza rotture. Nell’uomo è la capacità di affrontare situazione difficili e traumatiche, stress o avversità, uscendone rafforzato.

Naturalmente comporta una elevata stima di sé, un’estrema fiducia in sé stessi ed una straordinaria capacità di adattamento.

Nell’ambito di una scelta esistenziale, vocazionale, le sconfitte e le sofferenze sono meglio accettate in funzione di un bene più grande, nella certezza che la situazione si evolverà verso il futuro desiderato e per il quale si è disposti a superare prove particolarmente complesse e difficili.

Sarà quindi possibile utilizzarla per avere la sensazione che tutto sia sotto controllo o per chiedere aiuto in caso di bisogno, per negoziare senza aggressività.

La persona resiliente, pertanto, non si lamenta delle difficoltà e le affronta in modo audace e fiducioso, è intraprendente, ama la vita ma non teme la morte grazie alla propria spiritualità che lo sostiene e gli attenua la paura.

Tempo fa ho conosciuto Valentina Pitzalis, una ragazza sarda; il marito, in preda ad un raptus di gelosia, l’aveva cosparsa di cherosene e poi le aveva dato fuoco (lui morì carbonizzato durante l’episodio). Valentina aveva 27 anni.

Valentina PitzalisLibro VPitzalis

Dopo tanti interventi è rimasta sfigurata in volto, ha subito l’amputazione di una parte del braccio, l’altra mano è danneggiata. La forza di volontà, la determinazione e il coraggio, un innato senso dell’umorismo, hanno sprigionato in lei una incredibile energia che le ha permesso di lottare con la morte e di risollevarsi da una situazione molto dolorosa.

Ha scritto un libro con la sua storia e porta la sua testimonianza in giro per l’Italia per evitare che a nessuna altra ragazza possa accadere quello che è successo a lei. Nel libro afferma: “Ecco perché mi sono salvata, come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri: la mia testimonianza doveva servire a comprendere come, anche di fronte al dolore più grande, alla paura di non farcela, alla sofferenza, siamo solo noi a decidere se e come reagire”.

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